Cose che non si dovrebbero dire

scritto da Andrea Castellini
Scritto 2 mesi fa • Pubblicato 4 ore fa • Revisionato 4 ore fa
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Le interviste di Livio Saffi
- Nota dell'autore Andrea Castellini

Testo: Cose che non si dovrebbero dire
di Andrea Castellini

Cari amici di Plissé, a settembre uscirà il docufilm più atteso dell’anno nelle sale di tutta Italia: farà scalpore? Sarà invece soltanto una sofisticata operazione commerciale? Il titolo non dà adito a fraintendimenti: “Cose che non si dovrebbero dire”. È qui con noi il regista e sceneggiatore Florio Dabbene.

«Buongiorno signor Dabbene.»

«Buongiorno a lei, buongiorno ai lettori.»

«Intanto le faccio sùbito la domanda d’obbligo, perché questo titolo…»

«La domanda è centrata signor Saffi… Lei non ci gira tanto intorno. Bravo.»

«Grazie.»

«Allora, secondo me nella vita ci sono cose che si possono dire, cose che non si possono dire e cose che non si dovrebbero dire.»

«E fin qui…»

«E poi ci sono cose che si pensano e non si dicono, altre che non si pensano ma si dicono e altre ancora che non si dicono ma si pensano e che andrebbero dette.»

«Mi sto già perdendo…»

«Ma no, l’importante è sempre collegare la bocca con il cervello signor Saffi, però bisogna farlo in tempo…»

«Ha ragione, a tutti però scappa una sciocchezza signor Dabbene.»

«Certo, ma poi pentirsi, in definitiva a cosa serve?»

«A niente, bisogna pensarci prima. Comunque concordo con lei che il quieto vivere ci abbia armato di soluzioni perfette per ogni sfumatura e apprezzo molto che lei voglia puntualizzare sulle tante mezzetinte che meriteranno certo attenzione ma le chiedo se, per risolvere la domanda, si possa evitare d’ingenerare qualche possibile spaesamento: lo dico per inquadrare la portata del suo lavoro, non la scambi per superficialità, se può, o se vuole.»

«Signor Saffi, viviamo in un’epoca che sembra aver dimenticato le lezioni del passato…»

«È vero, le do ragione.»

«Un periodo storico che rigurgita mistificazioni, revisionismo e vanagloriosa prosopopea…»

«Sì, son d’accordo, continui e…»

«E?»

«No, niente, vada avanti.»

«Perché noi, signor Saffi, una domanda dobbiamo farcela.»

«La seguo.»

«È una domanda facile.»

«Sicuramente…»

«Però non la vuol far nessuno.»

«Lei però se la fa…»

«Certo, ho fatto un docufilm!»

«Ecco, come mai il docufilm si chiama “Cose che non andrebbero dette”?»

«No signor Saffi, si chiama ”Cose che non si dovrebbero dire”.

«Mi scusi l’imprecisione.»

«Imprecisione… C’è una bella differenza.»

«Non me n’ero accorto, mi scuso ancora.»

«Il costrutto verbale è importante…»

«Ha ragione, è stata una mia svista, certe sfumature a volte sfuggono, può succedere.»

«Perché altrimenti non si capisce più niente…»

«Va bene, non ci pensiamo più, perché ha deciso di chiamare il film… Così, insomma.»

«È un docufilm, non un film.»

«Giusto, ho sbagliato ancora, pardon.»

«Ci tengo a precisarlo perché non vorrei che si pensasse che io abbia fatto un film scemotto su questioni che meritano, a mio avviso rispetto, e tanto. Rispetto, lo ripeto, perché la verità non venga appunto di nuovo mistificata — come dicevo prima — anche lei sull’altare di un compromesso che oggi non è più accettabile, non per me almeno.»

«Signor Dabbene, il docufilm di cosa tratta?»

«Amo le domande dirette però, se mi permette, un piccolo preambolo sarebbe d’uopo.»

«E allora che sia d’uopo…»

«Non sempre ciò che è lecito raccontare corrisponde all’opportunità di farlo.»

«Minacce?»

«No, suggerimenti signor Saffi.»

«Se lo dice lei…»

«Svelare certe cose può essere pericoloso…»

«Come no. Ma lei si sente al sicuro? Il titolo del docufilm sarebbe abbastanza esplicativo.»

«Non si è mai al sicuro se si toccano certi argomenti, tra l’altro ho fatto molto di più…»

«Cioè?»

«Li ho svelati, spiegati, tante fonti e un’unica verità.»

«Vogliamo svelare almeno un particolare di questo lavoro? Così da ingolosire magari chi potrebbe andarlo a vedere. Chiedo troppo?»

«Un particolare? Beh, per esempio faccio i nomi di certi giudici che non ci sono più…»

«Quindi?»

«In che senso “quindi”?»

«Nel senso di aggiungere qualcosa… No, vabbè, ritiro la domanda… Un’unica verità diceva…»

«Un’unica verità e un apparato opprimente signor Saffi…»

«Un’unica verità, bene, come dovrebbe essere; documentata, preziosa e dinanzi alla quale credo che saranno in tanti a ringraziarla mentre per qualcun altro sarà indigesta…»

«Purtroppo è così, abbiamo dovuto tagliare molto in post-produzione: da cinque ore abbondanti sono rimasti cinquanta minuti.»

«L’importante è che al pubblico arrivino chiare quelle cose che non andrebbero dette.»

«Che non si dovrebbero dire, signor Saffi.»

«Scusi ma oggi sono proprio una frana.»

«I costrutti verbali sono importanti…»

«Sì, sono importanti… Le chiedo un’altra piccola anticipazione sul contenuto, una soltanto.»

«Una dice lei, però lo sa che sono cose che non si potrebbero dire…»

«Provi a girarci un po' intorno…»

«L’intelligenza artificiale.»

«In che senso? Avete usato l’AI per il film?»

«Ma no, comunque è sempre un docufilm...»

«Mannaggia, mi scusi. C’è di mezzo l’AI, diceva.»

«Sì, oggi c’è un problema di privacy nelle comunicazioni che per molti italiani mina nel profondo il patto di fiducia con le istituzioni della repubblica. Si poteva ancora fare finta di niente? Non credo.»

«Scusi signor Dabbene, ma qui siamo un po' passati dagli oneri del regista a un’opinione personale su di un tema delicatissimo: non me ne voglia ma sono tenuto a ricordarglielo…»

«Ma le sta creando un problema la mia opinione o il fatto che un artista si schieri? È normale che nel mio lavoro sia necessaria una visione chiara se al pubblico si vuole trasmettere con fermezza — e anche coraggio se vogliamo — un’interpretazione dei fatti credibile, e ciò che spero vivamente è di esserci riuscito anche questa volta, me lo concede, sì?»

«Non la prenda così sul personale signor Dabbene, la mia era soltanto una cautela, punto. Torniamo se vuole al tema, tra virgolette, di ciò che non si dovrebbe dire. L’intelligenza artificiale dicevamo.»

«Addestrare i piccioni viaggiatori con l’AI.»

«Caspita, andrei a vedere il f… docufilm, solo per questo. Ma sembra a me o potrebbe avere una portata epocale?»

«Ciò che fino a qualche anno fa era un sogno inizia a dare risultati signor Saffi.»

«La crittografia è morta?»

«Diciamo che chi ha una visione in conflitto con quella che oggi ci viene propinata non ha l’abitudine di collegare dispositivi alla rete, sarebbe strano il contrario.»

«Stavo immaginando i piccioni viaggiatori come veicolo per le comuni chat…»

«Non esageriamo però, perché a quel punto si dovrebbe anche fantasticare di camminare sopra un metro di guano semiliquido e di essere bombardato ogni volta che esce di casa, credo che non se ne farà niente per quelle stupidaggini.»

«Era per dire… Signor Dabbene, mi diceva di essere stato raggiunto da “suggerimenti”, se la sente di spendere una parola in proposito?»

«Una mattina mi sono ritrovato con le finestre di tutte le mie dodici residenze piene di adesivi di Paperino, decine.»

«Ma guarda...»

«E non era sorridente, lei sa come si comporta Paperino quando è arrabbiato, no?»

«Da bambino a volte mi faceva paura, capisco bene il senso della minaccia.»

«Suggerimento signor Saffi, suggerimento.»

«Suggerimento: giuro che me lo metto in testa.»

«Le parole hanno un peso…»

«Condivido e… Capisco che per un regista affermato e di talento come lei possa essere difficile scendere a patti.»

«Le dico la verità signor Saffi, dopo averci pensato un po' mi son detto: “io il mio lavoro lo so fare, perché allora devo costringere qualcuno a mettermi nelle condizioni di non poterlo più fare?” Io, sarà per indole, ma non vorrei mai costringere nessuno, è una questione di rispetto…»

«Le rende onore.»

«Grazie. E poi a dirla tutta non starò qui a negare di preferire tante volte far di testa mia, ho ancora però l’umiltà di accettare un suggerimento, soprattutto se proviene da soggetti che hanno una certa autorità in materia, tutto è migliorabile d’altronde…»

«Son d’accordo con lei signor Dabbene, lo sa che curiosamente questa mattina ho trovato anch’io qualche adesivo di Paperino sulla vetrata della redazione? Adesso me li spiego meglio.»

«Non è contento?»

«Non nascondo che le attenzioni mi hanno sempre lusingato, tra l’altro quando sono inaspettate fanno ancora più piacere.»

«Le deve immaginare come un piccolo riconoscimento al suo lavoro, significa che il suo impegno giornalistico viene tenuto in considerazione, una piccola medaglia insomma.»

«Piccola ma di peso. Avete ricevuto finanziamenti statali per la realizzazione di questo progetto?»

«Inizialmente sì, poi però sono stati ritirati in corso d’opera, sa, la politica a volte non si fa scrupolo di pontificare su cosa vada valorizzato e cosa no e i prodotti artistici genuini sono spesso i primi a rimetterci.»

«Sarà stato un bel problema ritrovarsi da un giorno all’altro con il rischio di far saltare tutto per certi capricci.»

«A quello ci sarei anche abituato dal momento che non ho cominciato proprio ieri l’altro; l’aspetto più triste è vedere che quei fondi vengono poi sistematicamente dirottati su lungometraggi che gettano ombre sul Paese e io, signor Saffi, le dico la verità: in Italia non se ne sente proprio il bisogno…»

«E come avete rimediato a questo, chiamiamolo torto, se vuole.»

«Grazie al buon cuore di un mecenate calabrese che vuole umilmente restare anonimo. Non lo ringrazierò mai abbastanza, ce ne fosse di gente così signor Saffi.»

«A volte dimentichiamo che l’Italia è oggi quella che è soprattutto grazie al contributo di queste persone straordinarie.»

«Guardi signor Saffi, questa sua frase sarebbe da incorniciare.»

«Davvero?»

«Credo di essere ancora in tempo per inserirla nei titoli di coda, con la sua firma sotto ovviamente.»

«Mi ha spiazzato signor Dabbene, non so cosa dire…»

«Dica che le piace, è solo un suggerimento.»

«Che mi piaccia è fuor di dubbio, è che non so se meritarmelo…»

«Ma sì, e poi per la buona riuscita di un progetto come questo è necessario sentirsi partecipi, per dirle: io di solito non scelgo il truccatore più in auge o l’attore del momento, preferisco circondarmi di collaboratori di talento che mettano davanti alle logiche commerciali il proprio coinvolgimento: devono sentirsi già dentro insomma... Ci sono ottime professionalità che accettano collaborazioni per denaro ed altre — le migliori a mio parere — a cui basta sentirsi considerate parte di un progetto esclusivo che valorizzi sia il professionista che la persona, la sua famiglia, se vogliamo…»

«E un buon suggerimento fa tutta la differenza del mondo…»

«Certo. Signor Saffi, lo vuole un altro suggerimento?»

«Ormai…»

«Quando scrive non scavi, cerchi la luce.»

«Ah.»

«Siamo il Paese del sole, cerchi di vivere bene…»

«Grazie signor Dabbene, quando esce il film?»

«È un docufilm.»

«Infatti, lo volevo dire ma oggi… E si chiama, un attimo scusi: “Cose che non si dovrebbero dire”, non volevo sbagliare.»

«Esce in anteprima a Roma mercoledì 23 settembre, cinema Onion.»

«Ci sarò di sicuro.»

«Lo suggerisca anche ai suoi colleghi...»

«Messaggio ricevuto. Arrivederci signor Dabbene e auguri per tutto. Arrivederci ancora.»

«Auguri a lei e a Plissé signor Saffi.»

«Grazie, suggerirò…»

Cose che non si dovrebbero dire testo di Andrea Castellini
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